Tullio Morganti

Suono

Tullio Morganti

Docente titolare

La carriera di Tullio Morganti, nonostante fosse studente di medicina, cominciò nel 1977 attraverso la collaborazione con emittenti come Radio Onda Rossa, Radio Città Futura o Radio Spazio Aperto: “sostanzialmente registravo i concerti”. Il salto, però, glielo lo fece fare Mario Albanesi, “un personaggio che all’epoca costruiva trasmettitori di piccola potenza per le radio che non potevano permettersi l’attrezzatura americana”; lui lo introdusse a Radio Radicale dove Tullio Morganti cominciò a fare il tecnico per le esterne, cioè tutti i servizi da conferenze stampa o dal parlamento, “ho anche partecipato al cablaggio del Senato”.

Da quell’ambiente è poi passato a quello del doppiaggio nel quale ha lavorato per circa 5-6 mesi come praticante, arrivando a capire unicamente che quel mondo fatto di studi bui e chiusi non faceva per lui. La logica conseguenza quindi fu lavorare nei servizi esterni, questa volta per la RAI, produzioni da 16mm “da luoghi come la Sagra della castagna a Soriano nel Cimino”.

Dai servizi ai documentari RAI il passo e breve, e lì arriva l’incontro con diverse personalità tra cui un reporter televisivo di guerra:

“Con lui mi imbarcai nell’avventura dei documentari dai luoghi dei conflitti. Entravamo grazie a conoscenze nei fronti interni, non era facile, e decisi di smettere nel 1984 al ritorno dal Nicaragua.”

Finita l’esperienza dei documentari di guerra ricominciò una routine fatta di esterne televisive e piccoli documentari nazionali, fino ad un altro incontro fondamentale: quello con Nino Celeste che lo volle a lavorare nella colonna guida di La Piovra 3 “e siccome da cosa nasce cosa, da quel lavoro sono poi finito nel mondo del cinema”, per la precisione in una serie di B movies di guerra girati nelle Filippine con Oscar Santaniello (conosciuto sul set di Don Bosco con Ben Gazzarra), ma anche un clamoroso Terminator II di Bruno Mattei. Proprio in queste produzioni di seconda categoria nasce la passione per la presa diretta che poi ha caratterizzato il resto della carriera di Tullio Morganti.

Sebbene, quindi, abbia potuto lavorare “con mezzo mondo” lo stesso c’è un momento in cui Morganti individua il suo passaggio da fonico a tecnico del suono ricercato, ed è stata la lavorazione in Patagonia di Alambrado di Marco Bechis: “era tutto in girato in esterna e c’era un vento micidiale”. Il film non doveva essere in presa diretta a causa delle difficoltà indotte dal vento ma lo stesso si riuscì a fare con risultati talmente straordinari da generare una serie di “chiamate” importanti da nomi come Alessandro D’Alatri o Gabriele Salvatores.

“Ad oggi realizzare la presa diretta in quelle condizioni di meteo rimane il lavoro più complesso e la scommessa più grande che abbia mai affrontato.”