Marcello Olivieri

Sceneggiatura

Marcello Olivieri

Docente titolare

Con una formazione atipica per uno sceneggiatore italiano e un biografia «da scrittore americano», Marcello Olivieri arriva alla scrittura per lo schermo a 31 anni, dopo quasi un decennio di lavori molto diversi tra loro, «dal cameriere, al barista, all’assicuratore, all’impiegato della biglietteria dei traghetti da Genova». La molla che cambia tutto è l’approdo in finale al premio Zavattini di Bellaria, «l’unico che all’epoca premiava sceneggiature per corti», e la chiamata da una società sarda che si occupava di videogiochi.

I lavori, un’esperienza straordinaria in un ambiente straordinario.

Ma lo Zavattini non è l’unico premio, arrivano dopo poco anche il Solinas e il Festival di Napoli e di conseguenza il corso RaiScript «e lì inizia il lavoro vero perchè il mio saggio finale viene poi comprato dalla Rai stessa, che non ne fece nulla ma mi pagò».

Ora alla Roma Film Academy Marcello Olivieri si occupa di impostare nei ragazzi una mentalità quanto più libera e rigorosa possibile.

Il mio approccio è basato sulla sistematicità, la prima cosa che cerco di tramettere agli studenti è la diffidenza nei confronti di qualsiasi teoria che viene venduta come verità assoluta. L’unica vera esigenza è quella di elaborare un proprio metodo personale di rapporto nei confronti del processo creativo.

La scrittura, televisiva e non, come un processo che vada oltre il semplice dialogo per essere un approccio prettamente visivo:

Credo moltissimo nelle azioni, cioè nel fatto che il racconto audiovisivo debba essere basato sulle azioni, e allo stesso modo anche nelle mie lezioni c’è una componente di fisicità.

Una visione della sceneggiatura, quindi, che determina il flusso narrativo in primo luogo rispetto a ciò che accade.

Uno dei primi doveri di uno sceneggiatore è quello di essere rigoroso. Il rigore è alla base del nostro lavoro. La mia personale opinione è che ci sono diversi modi di esserlo e che qui alla Roma Film Academy, come anche nelle altre scuole di sceneggiatura, l’obiettivo sia di non allevare polli in batteria ma fare in modo che le persone arrivino a definire una propria individualità come sceneggiatori.