Alessandro Pintus

Recitazione

Alessandro Pintus

Il lavoro sul corpo

Lungo un sentiero al confine tra teatro e danza si muove Alessandro Pintus fin dai suoi esordi ai tempi degli studi di Psicologia presso l’università La Sapienza di Roma. Con la compagnia Orma Fluens portava il teatro nei luoghi del disagio come carceri, cooperative sociali e quartieri in degrado. A partire dal 1996 comincia un lavoro più assiduo sul corpo e sulla Danza Butoh (disciplina nata in Giappone alla fine degli anni ’50), che insegna in Italia e all’estero con corsi annuali e laboratori intensivi. Alessandro Pintus completa la sua formazione grazie anche all’incontro con l’euritmia di Rudolf Steiner e i movimenti e le danze sacre di G.I. Gurdjieff.

La didattica di Alessandro Pintus si concentra sull’attenzione necessaria per “essere con il corpo” nel lavoro dell’attore, dentro e fuori la scena. Sin dal primo anno del corso di recitazione Pintus si cura di stimolare i ragazzi nell’accrescere la loro consapevolezza del corpo al fine di raggiungere una presenza scenica impeccabile. Il corpo ha un linguaggio proprio con una sua dimensione specifica, che segue delle regole tutte sue, diverse da quelle del linguaggio verbale. Il corpo ha un suo pensiero intimo e profondo che fugge i mezzi usuali di definizione, non permettendoci di rinchiuderlo in forme grammaticali descrivibili. Il linguaggio del corpo non è solo il movimento prodotto dal corpo, ma è strettamente legato al mondo percettivo dell’individuo. Prima di muoversi il corpo sente ed il lavoro dell’attore nasce da quel sentire che va coltivato e perfezionato. È necessario creare un vocabolario sensoriale alla stregua di un vocabolario di parole. È necessario stimolare e realizzare una memoria del corpo dalla quale attingere per poter essere in scena con consapevolezza totale e profonda verità.

Al secondo anno di corso tutti gli strumenti e le tecniche base, sviluppate precedentemente, diventano un mezzo per tendere verso un atto creativo completo e maturo. Si svilupperà quello che Pintus intende per “corpo del performer” ovvero la doppia attenzione dell’attore. Una presenza scenica omnicomprensiva rivolta contemporaneamente sia verso di sé che al di fuori di sé. Occhio interno ed occhio esterno. Un altro degli argomenti che si affronterà nel secondo anno è la creazione di una qualità del movimento a partire da alcuni personaggi di un testo dato. Si cercherà con il corpo non di imitare o assomigliare ad un particolare personaggio, ma di incarnarne l’essenza profonda. Il personaggio non viene considerato come la caratterizzazione di una persona reale, bensì come immagine archetipica.

Nell’universo della corporeità insegnata da Alessandro Pintus è indispensabile maturare il corpo dell’artista a partire da quello ordinario. Oltre alle numerose tecniche insegnate, lo scopo ultimo del lavoro proposto è di non rimanere identificati nell’immagine quotidiana del proprio corpo.

“Un attore quando è in scena deve conoscere profondamente se stesso per diventare qualcos’altro da sé. È compito di ogni buon insegnante fornire le chiavi per andare oltre se stessi, è dovere di ogni studente meritevole mettere in gioco la propria volontà per poter varcare da solo la soglia ed accedere alla propria arte, alla propria creatività unica ed organica.”