I 10 migliori esordi alla regia secondo 35mm.it

I 10 migliori esordi alla regia

di 35mm.it

Alcuni pensavano di non farcela, altri credevano ciecamente nel loro progetto e potevano già pregustare il sapore del successo. Altri ancora erano ambiziosi, di talento e nonostante questo avevano tutti i pronostici contro, erano circondati da gente che gli diceva “lascia perdere”. Loro però non hanno mollato e nonostante fossero gli ultimi arrivati, alla fine, hanno stupito tutti e con i loro film hanno fermato il tempo, entrando nella storia dalla porta principale.

Oggi parliamo dei 10 milgiori esordi alla regia di tutti i tempi. Se fai un film del genere al primo colpo, allora sei un genio…Oppure hai avuto tanta fortuna:

François Truffaut: I 400 colpi

Parigi,  anni ’50, immediato dopoguerra. Protagonista della vicenda un dodicenne dal temperamento ribelle che nasconde in realtà un bisogno affettivo e delle inquietudini filo-adolescenziali. A ledere profondamente tale insicurezze la superficialità totale dei genitori.

Uno dei più importanti manifesti della nouvelle vague francese. François Truffaut e la sua capacità di contestualizzare un problema ancora oggi contemporaneo, ovvero la sensibilità filo-adolescenziale del minore. Rappresentando un contesto socialmente algido, Truffaut fa trasparire ammonimento verso la mancanza di tutela e al contempo stesso totale superficialità del blocco genitoriale.

Quentin Tarantino: Le iene

Non ci credeva nessuno, pensavano tutti che sarebbe stato un flop colossale e in un certo senso lo fu, nel primo periodo in cui uscì: “Non penso che il pubblico fosse pronto. Non sapevano cosa fare con Le Iene. Fu come il primo film muto, quando la gente vide il treno che arrivava verso la telecamera e uscì dalla sala di proiezione” – Il critico cinematografico Jami Bernard del New York Daily News.

Sei criminali che non si conoscono vengono assoldati per rapinare una gioielleria. Va tutto storto, qualcuno ci rimette la pella ed è certo che nel gruppo c’è una talpa. Una trama quasi banale, che si sviluppa praticamente tutta in un solo ambiente. Se riesci a mantenere alta la tensione e a mostrare le tue immense capacità dietro la macchina da presa con queste proibitive condizioni allora sei un fenomeno o, per meglio dire, sei Quentin Tarantino. 20.000 dollari di budget…Un registi di oggi non riesce a farci uscire nemmeno i cestini per la troupe. Sfigati.

Dennis Hopper: Easy Rider

Chi, dopo aver visto questo film, non ha avuto voglia di prendere un chopper e percorrere le lande desolate della Louisiana? Beh, noi senza dubbio sì.

Easy Rider, scritto dai due principali attori Dennis Hopper e Peter Fonda, e diretto dallo stesso Hopper, ha segnato, indiscutibilmente, la storia del cinema entrando nell’immaginario collettivo. E’ riuscito a farci entrare nel mondo dei motociclisti, dentro la cultura libera, hippie, nei paesaggi meravigliosi della California. Hopper e fonda vincono l’Oscar per la migliore sceneggiatura e Jack Nickolson si aggiudica quello per il miglior attore non protagonista. E’ un film importante, sovversivo, diverso dagli standard tipici hollywoodiani e per questo è un cult senza tempo, critico e libero come lo spirito stesso dei protagonisti.

Spettacolare.

George A. Romero: La notte dei morti viventi

Tutti quelli che hanno fatto, hanno provato a fare o faranno un horror o uno zombie-movie, dovranno dire un GRAZIE grande come un grattacielo al signor George Romero. Da La notte dei morti viventi il cinema dell’orrore non è più stato lo stesso. Ha reinventato un genere o, meglio, se ne è proprio inventato uno a parte. Senza di lui, oggi, non ci sarebbero milioni e milioni di babbalei incantati tutti i lunedì davanti a quella scemenza di The Walking Dead. Qui c’era il vero orrore, quello che non ti fa dormire la notte e ti fa temere realmente un’Apocalisse zombie. Immortale.

Pier Paolo Pasolini: Accattone

Un uomo che vive ai margini della società e che rifiuta ogni possibilità di migliorare il suo stile di vita. Ogni tentativo di cambiamento è inutile e si sa che il destino ognuno se lo crea, come lo sventurato Vittorio detto “l’accattone”.

Federico Fellini si rifiutò di produrre il film, spaventato dall’inesperienza del giovane Pier Paolo Pasolini. Il regista bolognese però riuscì, al suo esordio, ha condensare praticamente tutto il suo stile letterario, affrescando una realtà alienante in cui la morte non è una conseguenza ma una soluzione ai mali dell’uomo. Niente sovrastrutture, nessun artificio stilistico, attori presi dalla strada. La potenza del neorealismo nudo e crudo in un film che ha fatto la storia, del regista e del cinema italiano. Bei tempi.

Tobe Hooper: Non aprite quella porta

Tobe Hooper è entrato nella storia del cinema per aver realizzato questo puro delirio, sporco, pieno di sangue, cattivo. Un film horror perverso, volutamente esagerato, con il cattivone (leatherface) che tutti abbiamo stampato in mente. La sua motosega, la sua maschera fatta di pelle umana, i protagonisti che, sotto la luce del sole, vengono perseguitati dalla famiglia malata.

Un film che ha segnato un’epoca, che ha cambiato per sempre la storia. Gli horror erano, fino a quel tempo, presi da altri immaginari. Si attingeva al gotico, al lugubre. Qui, invece, c’è una rappresentazione del male perverso, l’odio e la pazzia di una famiglia sbandatissima. Tobe Hooper ed il suo capolavoro verranno imitati nel corso del tempo, questo a dimostrazione di quanto questa pellicola abbia rovesciato completamente le regole, inventandone di nuove nel mondo dell’horror.

David Lynch: Eraserhead – La mente che cancella

Un tipografo dissociato dalla collettività vive la sua profonda alienazione in un incubo “metafisico” senza fine, attraversando momenti surreali che lo porteranno ad un totale stato di irresolutezza.

Cult movie per i puristi di cinema. David Lynch compie il suo debutto registico attraverso una controversa opera sperimentale. Sia sul piano stilistico che su quello tecnico questo lavoro tocca apici impressionanti, facendogli assumere dei connotati semi-sociologici. La grottesca metodologia adottata in Eraserhead diverrà poi la blasonata peculiarità che contraddistinguerà la filmografia di Lynch negli anni a venire.

Sam Raimi: La casa

Cinque ragazzi vanno a passare un week-end in una casa di montagna, inconsapevoli del macabro segreto che si cela proprio in quell’isolato chale. La situazione peggiorerà quando il quintetto adolescenziale ritroverà un bislacco libro antiquato ed un nastro magnetico.

Caposaldo del cinema horror. Sam Raimi rivoluziona totalmente il genere rendendo il suo prodotto indipendente, un vero e proprio catalizzatore di uno dei filoni più commerciali di sempre. Imponente la tecnica adottata dal regista (giovanissimo all’epoca) facendo vivere allo spettatore (quasi in maniera epidermica) quegli attimi di puro male in soggettiva. Capolavoro underground passato indubbiamente alla storia del cinema.

Orson Welles: Quarto potere

Una sequela di flashback che narrano l’esistenza angosciante di un magnate della stampa, rappresentato come una sorta di semi-dio capace di amare solo se stesso e il suo semi-capitalistico potere decisionale.

Uno dei debutti più importanti della storia del cinema. Orson Welles abile nel debuttare in giovine età con un lavoro cinico, ammonitorio verso la burocrazia e i suoi meschini giochi di potere. La maestosità della pellicola sta anche nella capacità di Welles di auto-dirigersi, assurgendo la sua figura registica ad un totale fautore del cinema d’autore. Fondamentalmente ogni debutto registico che è susseguito, sul piano motivazionale, ha sempre avuto come fonte d’ispirazione proprio Quarto potere. Ancora oggi i rimandi a quella metrica sono chiari ed evidenti, ma quell’interezza stilistica che trasudava da Welles è assolutamente ineguagliabile ed inimitabile, per chiunque.

La redazione di 35mm.it